Gli scioperi causati dalla chiusura dell'ilva hanno creato a Genova, come in altre città, delle ripercussioni sul traffico e sui trasporti, aumentando così la visibilità dell'evento ai media.
Quello che mi ha lasciato in uno stato di perplessità, oltre al qualunquismo che si aggira da sempre attorno agli scioperi, farcito da frasi come "Eh ma mi dev'adar a lavurar" è stato il generale clima di assoluta confusione che la chiusura dell'ilva ha generato.
A Genova lo sciopero è arrivato quasi come un'eco del 2002, anno in cui vennero chiusa le cokerie, atto che segnò l'inizio del declino per la struttura nata dalle ceneri dell'Italsider. La questione ambientale fu l'anello centrale della questione, una pietra di volta che lasciò crollare uno dei reparti più importanti dell'ilva.
Nella zona di Cornigliano a Genova, vennero riscontrati dati allarmanti sulle micro polveri cancerogene nell'aria, dati che portarono a dei provvedimenti che il gruppo Riva a suo tempo dovette accettare non avendo portato gli stabilimenti a norma.
Da parte del gruppo Riva e da parte dei sindacati, non vi fu in seguito nessuna mossa strategica per trainare gli stabilimenti verso una strada perlomeno tollerabile per l'impatto ambientale, quindi la notizia della chiusura degli stabilimenti, pone al centro due questioni: quella morale e quella ambientale.
Questioni che lasciano il cittadino confuso e inerme, in quanto entrambi le questioni in ballo avrebbero dovuto essere a suo tempo affrontate con denunce da parte dei sindacati e con provvedimenti da parte del gruppo Riva.
Così, la smagnetizzazione delle tessere dei lavoratori a Genova e Taranto sconvolge l'opinione pubblica, provocando azioni come lo sfondamento dei cancelli e dividendo sempre di più le persone realmente toccate dai fatti da chi invece i fatti li decide, sebbene persone come l'ex onorevole Caruso, siano in passato riuscite a sfondare le barricate (concettuali) tra queste due fazioni di una guerra tra pezzenti.
Ferdi.
mercoledì 28 novembre 2012
martedì 27 novembre 2012
Stress al volante & Majakovskij e il fauvismo.
Un saluto Ferdi.
domenica 28 ottobre 2012
FREAK SHOP
Il cattivo karma ci stava fottendo tutti come un’assassino psicopatico nascosto sotto le lenzuola, pronto a colpire e quello che ci rimaneva era solo il tempo per non impazzire del tutto.
Avevo pubblicato un romanzo per il quale ricevevo una percentuale minima, il wineshop mi permetteva di pagare i conti dandomi al contempo tutto il tempo che mi serviva per scrivere e qualche volta riuscivo anche ad avere qualcuno al mio fianco.
Quella era la mia Hollywood, pensai posando lo sguardo su Clara.
Studiai il suo modo di fare elettrico, mentre accendeva una sigaretta passandosi una mano tra i capelli.
Erano tutti terrorizzati dagli zingari, non ero mai riuscito a capire quella loro paura,
l’unica cosa che mi terrorizzava di quel popolo era la loro libertà.
Quella parola era come una prigione per quelli che come me erano cresciuti in cattività, avrei dovuto mollare tutto, il caldo sporco dell’estate e il freddo tenue dell’autunno, gli autobus sporchi e quella sporca città, cominciando a girare qualche altro sporco posto europeo.
Un’interrail, il coraggio, le paure, la rabbia, avevo il dannatissimo bisogno di dimostrare a me stesso di poter diventare uno zingaro. Forse allora tutti quelli stronzi dalle espressioni vacue mi avrebbero temuto.
La libertà terrorizzava perché era come una droga, un’uomo che liberava il suo pensiero una volta, lo avrebbe fatto per sempre e questo era un dato di fatto.
“Dici sul serio?” domandò poggiando la schiena nuda sulla testiera del letto.
Aveva un non so che di sconcertante, non sarebbe mai stata una di noi, quello era certo.
“Come puoi cercare ispirazione in quei posti, tra quelle persone… Tra quelle donne ridotte in schiavitù. Credo che i nightclub rappresentino tutto quello che io odio.”
“Guarda che molte di loro lo fanno per diletto.”
“Come fai a saperlo?”
“Perché le conosco.”
Non era una di noi, si riempiva la bocca com parole come “sfruttamento” o “terrore”, parole forti che dette da lei perdevano significato. Non sarebbe mai stata una di noi, un freak, non ne avrebbe mai avuto il taglio.
Si poneva come una reietta nei confronti del mondo ma col tempo i il suo fare si sarebbe smorzato e avrebbe trovato la pace, mentre io avrei continuato a riempire i miei diari da outsider nelle stanze d’albergo. Ne stavo perdendo un’altra, col tempo la cosa era divenuta indolente ma ne stavo comunque perdendo un’altra. Era una buona amante dopotutto, un’ottima amante.
Parlammo ancora, restandocene nudi fino a quando lei prese le sue cose, la sua pazzia, i suoi principii e le sue idee progressiste per poi andarsene lasciandosi dietro la porta.
Non avevo ideali, volevo semplicemente scrivere e scrivere voleva dire vivere alla giornata e chi viveva alla giornata non si poteva permettere degli ideali in quanto se ne avesse avuto occasione, avrebbe tradito perfino quelli.
Mi scrisse dopo qualche giorno descrivendomi come un pazzo egocentrico, cosa che poi non differiva tanto dalla realtà. Ero sempre riuscito a farmi odiare dalle persone senza metterci il minimo impegno, era quasi una sorta di dono; le facevo imbestialire .
Disse che se era il degrado ad ispirarmi, sarei dovuto andare a visitare le macerie dei paesi distrutti dalle bombe ma non aveva capito che la mia guerra era molto più effimera e veniva dal di dentro. Disarmare i pensieri diveniva col tempo un vero e proprio lavoro.
Non potevo prendermela con nessuno, mi ponevo male davanti alle persone ed in qualsiasi contesto riuscivo sempre a trovare le parole sbagliate, potevo usare la scusante dello zingaro ma i veri zingari erano quelli che sfottevano dal freddo in vecchie roulotte e non dei cazzoni rincoglioniti dai drammi esistenziali.
Mi alzai ed andai verso la finestra, l’autunno mi accarezzava la faccia con il suo vento sottile, era la mia città nonostante tutto e c’erano abbastanza locali, donne e librerie per ingannare il tempo; mi sentivo come un imperatore che lasciava cadere il suo sguardo sulla sua personale Roma in miniatura. Era la mia città, non il centro del mondo ma perlomeno il centro del mio di mondo.
Mi alzai dal letto per pigiare qualche nota sul pianoforte giusto per fare del rumore una musica d’intrattenimento. Il telefono squillò interrompendo l’armonia, il silenzio, la noia e il non scrivere.
Lo stridente squillare s’impadronì di tutto quello che il vuoto si portava appresso.
”Ehi, oggi niente storie, ci vediamo per le dieci e trenta.”
“Facciamo per le dieci e trentacinque?”
”Stai guardando la televisione Fede?”
“No, fingo di saper suonare il pianoforte e mi atteggio a modi musicista disadattato.”
”Questa dovresti scriverla.”
“Probabilmente lo farò.”
”A dopo .”
” Ciao.”
Avere amici fondamentalmente era come avere un buon fuoco di copertura in quella immensa trincea che era la follia notturna. Il mio scrivere era sempre stato grezzo ed istintivo, non ero mai stato in grado di farlo in modo diverso.
Per come la vedevo io l’unica cosa che doveva fare una persona con una penna in mano era il non prendersi mai sul serio, spedire i propri manoscritti e aspettare, uscire e rincasare.
Non era mai stato un qualcosa di meccanico o quant’altro, era semplicemente il guardare tutto con gli occhi di chi ancora riusciva a stupirsi di tanto in tanto.
Scrivere era andare nei posti meno raccomandati ed addormentarsi nella tana del lupo a dispetto di tutti.
Non smettevo di scrivere come non smettevo di respirare.
Avevo pubblicato un romanzo per il quale ricevevo una percentuale minima, il wineshop mi permetteva di pagare i conti dandomi al contempo tutto il tempo che mi serviva per scrivere e qualche volta riuscivo anche ad avere qualcuno al mio fianco.
Quella era la mia Hollywood, pensai posando lo sguardo su Clara.
Studiai il suo modo di fare elettrico, mentre accendeva una sigaretta passandosi una mano tra i capelli.
Erano tutti terrorizzati dagli zingari, non ero mai riuscito a capire quella loro paura,
l’unica cosa che mi terrorizzava di quel popolo era la loro libertà.
Quella parola era come una prigione per quelli che come me erano cresciuti in cattività, avrei dovuto mollare tutto, il caldo sporco dell’estate e il freddo tenue dell’autunno, gli autobus sporchi e quella sporca città, cominciando a girare qualche altro sporco posto europeo.
Un’interrail, il coraggio, le paure, la rabbia, avevo il dannatissimo bisogno di dimostrare a me stesso di poter diventare uno zingaro. Forse allora tutti quelli stronzi dalle espressioni vacue mi avrebbero temuto.
La libertà terrorizzava perché era come una droga, un’uomo che liberava il suo pensiero una volta, lo avrebbe fatto per sempre e questo era un dato di fatto.
“Dici sul serio?” domandò poggiando la schiena nuda sulla testiera del letto.
Aveva un non so che di sconcertante, non sarebbe mai stata una di noi, quello era certo.
“Come puoi cercare ispirazione in quei posti, tra quelle persone… Tra quelle donne ridotte in schiavitù. Credo che i nightclub rappresentino tutto quello che io odio.”
“Guarda che molte di loro lo fanno per diletto.”
“Come fai a saperlo?”
“Perché le conosco.”
Non era una di noi, si riempiva la bocca com parole come “sfruttamento” o “terrore”, parole forti che dette da lei perdevano significato. Non sarebbe mai stata una di noi, un freak, non ne avrebbe mai avuto il taglio.
Si poneva come una reietta nei confronti del mondo ma col tempo i il suo fare si sarebbe smorzato e avrebbe trovato la pace, mentre io avrei continuato a riempire i miei diari da outsider nelle stanze d’albergo. Ne stavo perdendo un’altra, col tempo la cosa era divenuta indolente ma ne stavo comunque perdendo un’altra. Era una buona amante dopotutto, un’ottima amante.
Parlammo ancora, restandocene nudi fino a quando lei prese le sue cose, la sua pazzia, i suoi principii e le sue idee progressiste per poi andarsene lasciandosi dietro la porta.
Non avevo ideali, volevo semplicemente scrivere e scrivere voleva dire vivere alla giornata e chi viveva alla giornata non si poteva permettere degli ideali in quanto se ne avesse avuto occasione, avrebbe tradito perfino quelli.
Mi scrisse dopo qualche giorno descrivendomi come un pazzo egocentrico, cosa che poi non differiva tanto dalla realtà. Ero sempre riuscito a farmi odiare dalle persone senza metterci il minimo impegno, era quasi una sorta di dono; le facevo imbestialire .
Disse che se era il degrado ad ispirarmi, sarei dovuto andare a visitare le macerie dei paesi distrutti dalle bombe ma non aveva capito che la mia guerra era molto più effimera e veniva dal di dentro. Disarmare i pensieri diveniva col tempo un vero e proprio lavoro.
Non potevo prendermela con nessuno, mi ponevo male davanti alle persone ed in qualsiasi contesto riuscivo sempre a trovare le parole sbagliate, potevo usare la scusante dello zingaro ma i veri zingari erano quelli che sfottevano dal freddo in vecchie roulotte e non dei cazzoni rincoglioniti dai drammi esistenziali.
Mi alzai ed andai verso la finestra, l’autunno mi accarezzava la faccia con il suo vento sottile, era la mia città nonostante tutto e c’erano abbastanza locali, donne e librerie per ingannare il tempo; mi sentivo come un imperatore che lasciava cadere il suo sguardo sulla sua personale Roma in miniatura. Era la mia città, non il centro del mondo ma perlomeno il centro del mio di mondo.
Mi alzai dal letto per pigiare qualche nota sul pianoforte giusto per fare del rumore una musica d’intrattenimento. Il telefono squillò interrompendo l’armonia, il silenzio, la noia e il non scrivere.
Lo stridente squillare s’impadronì di tutto quello che il vuoto si portava appresso.
”Ehi, oggi niente storie, ci vediamo per le dieci e trenta.”
“Facciamo per le dieci e trentacinque?”
”Stai guardando la televisione Fede?”
“No, fingo di saper suonare il pianoforte e mi atteggio a modi musicista disadattato.”
”Questa dovresti scriverla.”
“Probabilmente lo farò.”
”A dopo .”
” Ciao.”
Avere amici fondamentalmente era come avere un buon fuoco di copertura in quella immensa trincea che era la follia notturna. Il mio scrivere era sempre stato grezzo ed istintivo, non ero mai stato in grado di farlo in modo diverso.
Per come la vedevo io l’unica cosa che doveva fare una persona con una penna in mano era il non prendersi mai sul serio, spedire i propri manoscritti e aspettare, uscire e rincasare.
Non era mai stato un qualcosa di meccanico o quant’altro, era semplicemente il guardare tutto con gli occhi di chi ancora riusciva a stupirsi di tanto in tanto.
Scrivere era andare nei posti meno raccomandati ed addormentarsi nella tana del lupo a dispetto di tutti.
Non smettevo di scrivere come non smettevo di respirare.
sabato 27 ottobre 2012
IL DAVIDE INTERIORE
Perché internet? Perché questo spazio daI guadagni incerti e sul quale chiunque può sputare qualcosa e renderlo visibile a tutto il mondo?
Semplice, perché i guadagni incerti sono sempre meglio dei guadagni nulli e perché anche se sei chiunque puoi sputare qualcosa e farlo rimbalzare in tutto il mondo.
Internet libera il nostro David Lynch interiore e liberare il tuo personale Davide interiore ti può far finire in un mondo di orecchi, pezzi di torte , periferie e tazze di caffè fumanti, nani ballerini e luci ad intermittenza.
Per scrivere, per dipingere e anche solo per pensare io ho bisogno della mia loggia nera, con i suoi personaggi posseduti da cani e donne che parlano come robot.
Un vaso, un albero, qualsiasi cosa vista con gli occhi del vostro Davide interiore vi sembrerà l'oggetto più interessante della terra e questo vi porterà a produrre qualcosa; qualcosa che potrebbe essere anche merda ma in fin dei conti tutti caghiamo almeno una volta al giorno, stitici a parte.
Accendere il computer e buttare giù qualcosa solo per generare un feedback significa ascoltare quel pazzo brizzolato che abbiamo dentro mentre grida silenziosamente "I GUFI NON SONO QUELLO CHE SEMBRANO"...
La questione è una, bisogna dipingere quando si scrive e scrivere quando si dipinge, suonare quando si recita e recitare suonando in quanto tutta l'arte è identica. Questo è quello che Lynch ha insegnato a tutti noi con la sua opera, questo è Wilde, questo è yoga e questo potrebbe essere anche Yoda, il maestro.
Qualcuno potrebbe trovare strano questo articolo, ma se siete finiti qui probabilmente avete visto qualche film di Lynch e chi ha visto le pellicole del Davide è vaccinato al termine "STRANO".
FERDI & BOB.
Semplice, perché i guadagni incerti sono sempre meglio dei guadagni nulli e perché anche se sei chiunque puoi sputare qualcosa e farlo rimbalzare in tutto il mondo.
Internet libera il nostro David Lynch interiore e liberare il tuo personale Davide interiore ti può far finire in un mondo di orecchi, pezzi di torte , periferie e tazze di caffè fumanti, nani ballerini e luci ad intermittenza.
Per scrivere, per dipingere e anche solo per pensare io ho bisogno della mia loggia nera, con i suoi personaggi posseduti da cani e donne che parlano come robot.
Un vaso, un albero, qualsiasi cosa vista con gli occhi del vostro Davide interiore vi sembrerà l'oggetto più interessante della terra e questo vi porterà a produrre qualcosa; qualcosa che potrebbe essere anche merda ma in fin dei conti tutti caghiamo almeno una volta al giorno, stitici a parte.
Accendere il computer e buttare giù qualcosa solo per generare un feedback significa ascoltare quel pazzo brizzolato che abbiamo dentro mentre grida silenziosamente "I GUFI NON SONO QUELLO CHE SEMBRANO"...
La questione è una, bisogna dipingere quando si scrive e scrivere quando si dipinge, suonare quando si recita e recitare suonando in quanto tutta l'arte è identica. Questo è quello che Lynch ha insegnato a tutti noi con la sua opera, questo è Wilde, questo è yoga e questo potrebbe essere anche Yoda, il maestro.
Qualcuno potrebbe trovare strano questo articolo, ma se siete finiti qui probabilmente avete visto qualche film di Lynch e chi ha visto le pellicole del Davide è vaccinato al termine "STRANO".
FERDI & BOB.
giovedì 25 ottobre 2012
POSTA SILENZIOSA eBOOK
Posta silenziosa, il mio nuovo eBOOK è disponibile dai link in alto a destra, in versione solo per iPAD e in versione PDF per pc, Mac, dispositivi Android e iPHONE .
POSTA SILENZIOSA: Racconto scritto con un taglio estremamente moderno, frutto di una ricerca compiuta sui più importanti romanzi epistolari europei .
Il racconto tratte delle avventure di due personaggi dediti al sesso sbagliato, ai locali sbagliati e tutto ciò che di sbagliato ci possa essere. Un susseguirsi di cattiverie e giochi di potere che potrebbero sembrare fini a loro stessi, mascherati dal sentimento della vendetta.
Un intrigo disegnato con una matita morbida che potrebbe finire col disegnare le ali agli angeli bruciati e lascivi di una Genova in fiamme.
POSTA SILENZIOSA: Racconto scritto con un taglio estremamente moderno, frutto di una ricerca compiuta sui più importanti romanzi epistolari europei .
Il racconto tratte delle avventure di due personaggi dediti al sesso sbagliato, ai locali sbagliati e tutto ciò che di sbagliato ci possa essere. Un susseguirsi di cattiverie e giochi di potere che potrebbero sembrare fini a loro stessi, mascherati dal sentimento della vendetta.
Un intrigo disegnato con una matita morbida che potrebbe finire col disegnare le ali agli angeli bruciati e lascivi di una Genova in fiamme.
POSTA SILENZIOSA eBOOK
D'annunzio sosteneva che dormire fosse un vizio stupido, che finiva solo ed esclusivamente per rubare del tempo alle persone; persone che avrebbero potuto fare dell'altro.
Così dopo una notte in bianco passata a gestire dati bancari e altre pseudo-stronzate che non hanno niente a che spartire ne con l'arte e ne con Dannunzio.
Con estremo orgoglio, presento sul baccanale POSTA SILENZIOSA (versione per ipad), acquistabile dal link in alto a destra con un semplice click del vostro cazzutissimo mouse.
Per ora metto qui sul sito solo la versione per ipad perché per quella in pdf devo attendere la pubblicazione sul kindle store che renderà possibile l'acquisto del mio eBOOK direttamente da AMAZON e da ogni lettore eBOOK reader (Kindle ecc...).
Quindi con tutta probabilità entro questa sera sarà disponibile anche la versione per Pc, Mac, piattaforme Linux, piccione viaggiatore e tutto il resto.
POSTA SILENZIOSA: Racconto scritto con un taglio estremamente moderno, frutto di una ricerca compiuta sui più importanti romanzi epistolari europei .
Il racconto tratte delle avventure di due personaggi dediti al sesso sbagliato, ai locali sbagliati e tutto ciò che di sbagliato ci possa essere. Un susseguirsi di cattiverie e giochi di potere che potrebbero sembrare fini a loro stessi, mascherati dal sentimento della vendetta.
Un intrigo disegnato con una matita morbida che potrebbe finire col disegnare le ali agli angeli bruciati e lascivi di una Genova in fiamme.
Grazie a tutti, FERDI.
Così dopo una notte in bianco passata a gestire dati bancari e altre pseudo-stronzate che non hanno niente a che spartire ne con l'arte e ne con Dannunzio.
Con estremo orgoglio, presento sul baccanale POSTA SILENZIOSA (versione per ipad), acquistabile dal link in alto a destra con un semplice click del vostro cazzutissimo mouse.
Per ora metto qui sul sito solo la versione per ipad perché per quella in pdf devo attendere la pubblicazione sul kindle store che renderà possibile l'acquisto del mio eBOOK direttamente da AMAZON e da ogni lettore eBOOK reader (Kindle ecc...).
Quindi con tutta probabilità entro questa sera sarà disponibile anche la versione per Pc, Mac, piattaforme Linux, piccione viaggiatore e tutto il resto.
POSTA SILENZIOSA: Racconto scritto con un taglio estremamente moderno, frutto di una ricerca compiuta sui più importanti romanzi epistolari europei .
Il racconto tratte delle avventure di due personaggi dediti al sesso sbagliato, ai locali sbagliati e tutto ciò che di sbagliato ci possa essere. Un susseguirsi di cattiverie e giochi di potere che potrebbero sembrare fini a loro stessi, mascherati dal sentimento della vendetta.
Un intrigo disegnato con una matita morbida che potrebbe finire col disegnare le ali agli angeli bruciati e lascivi di una Genova in fiamme.
Grazie a tutti, FERDI.
mercoledì 24 ottobre 2012
LAVORANDO COME STRONZI NELLO SPAZIO CIBERNETICO.
Con una gamba ferma e costretto a letto, preso dall'apatia, dalla noia e dalla quantità immane di tempo impiegato nella stesura di un nuovo romanzo, ho deciso di buttarmi in un nuovo progetto per distrarmi
un po', un progetto particolare che spero potrà allietare i minuti di qualcuno.
Nel caos del computer e in quello della mia testa ho trovato un racconto e dopo averlo letto e riletto ho deciso di farne un qualcosa accessibile a tutti, lettori del baccanale e non.
Così nasce il mio primo racconto in E-book, disponibile se tutto va bene in giornata o al massimo entro un paio di giorni.
Un E-book, eco sostenibile, equo solidale, economico, ecco il racconto, ecologico ed eco illogico.
Vaniloqui a parte, in questo momento sono chino sul Mac dietro all'impaginazione e alle correzioni del racconto in questione.
Il titolo del racconto verrà svelato al più presto mentre qualche anticipazione, si può anche dare...
Parlerà del gestore di un ristorante che rimbalza da un rapporto occasionale all'altro con l'unica pretesa di svuotare se stesso e dell'avvocato Vittorio, un personaggio subdolo e viscerale, capace di portare l'edonismo ad un nuovo livello di cattiveria fine a se stessa .
Questo piccolo SAGGIO SULLA CATTIVERIA oltre ad avere una trama che prometto avvincente e scrupolosa è sicuramente dotato di un gergo e di una stesura del tutto nuovi e sperimentali, frutto di uno studio basato sulla lettura di una serie di romanzi dei quali parlerò nella descrizione del prodotto.
Spero di aver fatto cosa lieta e di non avervi rubato del tempo prezioso.
FERDI.
martedì 17 luglio 2012
FUCKING TIME
La stanza era violentata dalla luce che filtrava dalle imposte proiettando il mattino sulle mura della camera numero tredici del Verona Hotel .Vittorio si alzò dal letto ancora avvolto dagli odori della nottata vuota a perdere che si accingeva a lasciarsi alle spalle e con la vista ancora offuscata dal sonno .
Rubò una sigaretta dalla borsetta in pelle che si trovava sulla moquette e la accese , era una kim al mentolo , "una fottutissima kim al mentolo" pensò ad alta voce .
Si appoggiò nudo al comò in legno scricchiolante e nel silenzio di quella notte che faticava a voler abbandonare quella stanza per cedere il posto all'aurora, si mise a guardarla , nuda , coperta per metà dalle lenzuola bianche . Non ricordava nemmeno il suo nome .
Quella sarebbe stata una notte , una delle tante altre notti da gettare nel dimenticatoio esistenziale o da ricordare di tanto in tanto con un indifferente sorriso . C'era qualcosa di diverso tuttavia in quella notte e Vittorio , il vecchio Vittorio , Vittorio l'avvocato o semplicemente Vittorio il tizio che se ne stava nudo a fumare una kim al mentolo con indosso solo un vecchio orologio non funzionante lo sapeva bene .
Quella non era stata una semplice notte ma l'ultima di quelle notti che come fuochi d'artificio esplodevano nel cielo dei sogni proibiti del nostro pensare .
" Nel mezzo del cammin di nostra fi..." sospirò avvolto dall'ombra " Fanculo ." .
Si rivestì ed uscì dalla stanza d'albergo senza voltarsi indietro , voltarsi indietro come diceva Pazienza era una cosa con non bisognava mai fare , nemmeno per prendere la rincorsa .
Tutto era iniziato due anni prima , sembrava quasi un ricordo , uno stronzissimo ricordo annegato in un mare di brandy che ne impediva la visualizzazione .
Si sedette ed ordinò del tè con del latte ed un croissant mentre con lo sguardo incontrò il suo volto riflesso nel vassoio del cameriere . Non si radeva da una vita e i suoi capelli erano privi di un vero e proprio taglio , non aveva bisogno di radersi e non aveva bisogno di un taglio o perlomeno non ne aveva avuto bisogno per due anni .
Quello che sapeva era che quella colazione doveva essere accompagnata da un po' d' ordine mentale , ordine . Aveva una camicia rosa chiaro , degli occhiali da sole , giacca marrone e pantaloni in tinta . Scarpe eleganti .
Ora quello che occorreva era un bel salto all'indietro , un tuffo nel passato o come caso volete chiamarlo.
Due anni prima si trovava in una gelateria con lo sguardo perso nel vuoto e un pianto che cercava di trattenere per mantenere una dignità in mezzo alla clientela di quella gelateria del centro . Era un giovedì sera e nessuno si deprimeva il giovedì sera , quello era un dato di fatto ma lui in quel giovedì aveva perso la moglie , la casa e il migliore amico in un colpo solo .
Aveva trovato il suo migliore amico dentro sua moglie nel loro letto mentre il loro figlio dormiva nella stanza affianco e questo lo aveva portato alle undici ed un quarto nella gelateria Carla ordinando il gelato al pistacchio che era passato di moda negli ultimi anni novanta .
La piazza ghermita di giovani con la voglia di spaccare il mondo e un avvocato di mezza età appoggiato ad una fontana con l'anima spaccata . Aveva fallito , fallito in tutto e mente il fottuto mondo intero gli piombava addosso l'unica cosa che poteva fare per distrarsi era ascoltare il rumore dell'acqua scorrere dalla fontana .
" Hey ."
" Mi dica ." rispose voltandosi verso quella voce che aveva interrotto il rumore del silenzio .
" Senta , posso disturbarla un secondo solo ."
Era un ragazzo sulla trentina che con un'espressione bizzarra voleva forse qualcosa da lui ma quella non era proprio la giornata adatta per il vecchio Vittorio che avrebbe voluto rispondere un no secco ma che forse per bontà d'animo rispose un tiepido "Sì." .
" Due anni fa un uomo mi ha avvicinato proprio come ho fatto io con lei adesso e mi ha regalato questo orologio qui vede ?" disse il ragazzo tirandosi su una manica per mostrare l'orologio al vecchio e triste Vittorio .
" Mi diede questo orologio chiedendomi solo una cosa ."
Vittorio aggrottò la fronte pensando fra se e se di averla vista giusta su quel tizio che probabilmente andava in cerca di elemosina .
" Mi fece promettere di regalarlo esattamente due anni dopo ad una persona a caso a seconda della mia discrezione ."
" Non credo di seguirla ." rispose Vittorio .
" Vede ..." continuò sfilandosi l'orologio " Io ho deciso di darlo a lei ."
" No , guardi non posso proprio accettare ."
" La prego , mi creda , non se ne pentirà ."
L'orologio in questione era un vecchio orologio con il cinturino in pelle marrone , un orologio di quelli che si vedono tutti giorni ai polsi di milioni di persone con la sola differenza che quello non funzionava nemmeno .
" La prego , lo prenda , lo indossi e lo tenga per dieci minuti almeno e vedrà che capirà tutto , mi creda e poi se non lo vuole lo può sempre gettare . Mi prometta solo di regalarlo a qualcuno a sua discrezione a due anni da oggi . E' tutto quello che le chiedo ."
Posò l'orologio sul marmo della fontana e si allontanò senza dire nient'altro come una di quelle persone che per un attimo entrano nella vita di qualcuno per poi finire dimenticate .
Vittorio indossò l'orologio e andò a gettare la coppetta di gelato ormai sciolta pensando che aveva perso una moglie , una casa , un'amico ma aveva guadagnato un cazzo di orologio rotto .
Gettò la coppetta e chiuse un'attimo gli occhi cercando di abortire la rabbia dentro di se quando una voce lo interruppe .
" Ciao ."
Era una donna , una donna bella con qualche anno meno di lui e visibilmente attraente .
" Ci siamo già visti ?" sorrise verso di lui .
Stava flirtando , la rabbia lo offuscava ma quella ragazza stava senza dubbio flirtando con lui senza ombra di dubbio .
Passò una notte di fuoco con quella ragazza in una casa dei quartieri alti e il giorno dopo facendo colazione ricevette un biglietto con il numero di telefono della cameriera che gli servì il caffè mentre quello dopo ancora finì a letto con una donna conosciuta in un bar. Ci mise qualche giorno a correlare l'episodio dell'orologio con quell'improvviso successo con l'universo femminile .
Non sapeva cosa pensare ma in fin dei conti pensare non era proprio il suo passatempo preferito in quel periodo . Cominciò ad uscire con decine di donne , sposate , fidanzate , single , ventenni trentenni e qualche diciottenne tutte donne splendide una dietro l'altra fino a perderne il conto .
Era una droga che non feriva e che non perdeva mai il fascino e sebbene molti possano esser portati a pensare che tutte quelle donne prima o poi gli sarebbero venuta a noia questo non successe mai .
La noia arrivò , certo ma non come molti sarebbero portati a pensare , la noia lo carezzò dopo tutte quelle stupende donne cambiando il suo modo di pensare e così l'avvocato cominciò un lungo viaggio dentro tutte quelle donne che aveva sempre guardato di striscio . Cominciò con quelle in carne per poi passare a quelle grasse e quelle che molti definirebbero "ciccione" passando poi per quelle che molti definirebbero "anziane" e con quelle di statura che molti definirebbero "nana" . Le voleva provare tutte senza distinzione di etnia , credo o provenienza , era come se gli si fosse aperto un mondo sconosciuto .
Le donne , tutte , erano creature stupende .
Smise di radersi e di pettinarsi e venne assunto in uno studio legale da un capo di cinquantacinque anni che si sbatteva regolarmente e il suo stipendio aumentò, di aumento in aumento .
Tutto fino a quel giorno quando dopo aver preso un pacchetto di sigarette si avvicinò a chiedere da accendere ad un gruppo di ragazzi .
Notò uno studente che guardava una ragazza che doveva essere una delle più corteggiate dell'istituto superiore , la guardava teneramente . Fece un paio di tiri buttando il fumo dal naso , pensieroso e assorto nei suoi pensieri .
Un ragazzo grosso di corporatura e visibilmente pacchiano baciò la ragazzetta che l'altro stava fissando e avvicinandosi poi verso di lui gli rifilò uno scappellotto senza un motivo scoppiando in una chiassosa risata .Guardò il ragazzetto infilarsi le cuffiette nell'orecchio tornando alla sua musica ed al suo mondo camminando verso la fermata del bus . Doveva essere una strada che percorreva spesso in quanto sembrava percorrerla senza guardare nemmeno per un'istante il marciapiede .
Si mise a sedere dal gabbiotto della fermata muovendo timidamente al ritmo della musica .
" Scusa ?"
" Si ."
" Tu non mi sembri un tipo da orologi vero ?" .
FERDI .
Rubò una sigaretta dalla borsetta in pelle che si trovava sulla moquette e la accese , era una kim al mentolo , "una fottutissima kim al mentolo" pensò ad alta voce .
Si appoggiò nudo al comò in legno scricchiolante e nel silenzio di quella notte che faticava a voler abbandonare quella stanza per cedere il posto all'aurora, si mise a guardarla , nuda , coperta per metà dalle lenzuola bianche . Non ricordava nemmeno il suo nome .
Quella sarebbe stata una notte , una delle tante altre notti da gettare nel dimenticatoio esistenziale o da ricordare di tanto in tanto con un indifferente sorriso . C'era qualcosa di diverso tuttavia in quella notte e Vittorio , il vecchio Vittorio , Vittorio l'avvocato o semplicemente Vittorio il tizio che se ne stava nudo a fumare una kim al mentolo con indosso solo un vecchio orologio non funzionante lo sapeva bene .
Quella non era stata una semplice notte ma l'ultima di quelle notti che come fuochi d'artificio esplodevano nel cielo dei sogni proibiti del nostro pensare .
" Nel mezzo del cammin di nostra fi..." sospirò avvolto dall'ombra " Fanculo ." .
Si rivestì ed uscì dalla stanza d'albergo senza voltarsi indietro , voltarsi indietro come diceva Pazienza era una cosa con non bisognava mai fare , nemmeno per prendere la rincorsa .
Tutto era iniziato due anni prima , sembrava quasi un ricordo , uno stronzissimo ricordo annegato in un mare di brandy che ne impediva la visualizzazione .
Si sedette ed ordinò del tè con del latte ed un croissant mentre con lo sguardo incontrò il suo volto riflesso nel vassoio del cameriere . Non si radeva da una vita e i suoi capelli erano privi di un vero e proprio taglio , non aveva bisogno di radersi e non aveva bisogno di un taglio o perlomeno non ne aveva avuto bisogno per due anni .
Quello che sapeva era che quella colazione doveva essere accompagnata da un po' d' ordine mentale , ordine . Aveva una camicia rosa chiaro , degli occhiali da sole , giacca marrone e pantaloni in tinta . Scarpe eleganti .
Ora quello che occorreva era un bel salto all'indietro , un tuffo nel passato o come caso volete chiamarlo.
Due anni prima si trovava in una gelateria con lo sguardo perso nel vuoto e un pianto che cercava di trattenere per mantenere una dignità in mezzo alla clientela di quella gelateria del centro . Era un giovedì sera e nessuno si deprimeva il giovedì sera , quello era un dato di fatto ma lui in quel giovedì aveva perso la moglie , la casa e il migliore amico in un colpo solo .
Aveva trovato il suo migliore amico dentro sua moglie nel loro letto mentre il loro figlio dormiva nella stanza affianco e questo lo aveva portato alle undici ed un quarto nella gelateria Carla ordinando il gelato al pistacchio che era passato di moda negli ultimi anni novanta .
La piazza ghermita di giovani con la voglia di spaccare il mondo e un avvocato di mezza età appoggiato ad una fontana con l'anima spaccata . Aveva fallito , fallito in tutto e mente il fottuto mondo intero gli piombava addosso l'unica cosa che poteva fare per distrarsi era ascoltare il rumore dell'acqua scorrere dalla fontana .
" Hey ."
" Mi dica ." rispose voltandosi verso quella voce che aveva interrotto il rumore del silenzio .
" Senta , posso disturbarla un secondo solo ."
Era un ragazzo sulla trentina che con un'espressione bizzarra voleva forse qualcosa da lui ma quella non era proprio la giornata adatta per il vecchio Vittorio che avrebbe voluto rispondere un no secco ma che forse per bontà d'animo rispose un tiepido "Sì." .
" Due anni fa un uomo mi ha avvicinato proprio come ho fatto io con lei adesso e mi ha regalato questo orologio qui vede ?" disse il ragazzo tirandosi su una manica per mostrare l'orologio al vecchio e triste Vittorio .
" Mi diede questo orologio chiedendomi solo una cosa ."
Vittorio aggrottò la fronte pensando fra se e se di averla vista giusta su quel tizio che probabilmente andava in cerca di elemosina .
" Mi fece promettere di regalarlo esattamente due anni dopo ad una persona a caso a seconda della mia discrezione ."
" Non credo di seguirla ." rispose Vittorio .
" Vede ..." continuò sfilandosi l'orologio " Io ho deciso di darlo a lei ."
" No , guardi non posso proprio accettare ."
" La prego , mi creda , non se ne pentirà ."
L'orologio in questione era un vecchio orologio con il cinturino in pelle marrone , un orologio di quelli che si vedono tutti giorni ai polsi di milioni di persone con la sola differenza che quello non funzionava nemmeno .
" La prego , lo prenda , lo indossi e lo tenga per dieci minuti almeno e vedrà che capirà tutto , mi creda e poi se non lo vuole lo può sempre gettare . Mi prometta solo di regalarlo a qualcuno a sua discrezione a due anni da oggi . E' tutto quello che le chiedo ."
Posò l'orologio sul marmo della fontana e si allontanò senza dire nient'altro come una di quelle persone che per un attimo entrano nella vita di qualcuno per poi finire dimenticate .
Vittorio indossò l'orologio e andò a gettare la coppetta di gelato ormai sciolta pensando che aveva perso una moglie , una casa , un'amico ma aveva guadagnato un cazzo di orologio rotto .
Gettò la coppetta e chiuse un'attimo gli occhi cercando di abortire la rabbia dentro di se quando una voce lo interruppe .
" Ciao ."
Era una donna , una donna bella con qualche anno meno di lui e visibilmente attraente .
" Ci siamo già visti ?" sorrise verso di lui .
Stava flirtando , la rabbia lo offuscava ma quella ragazza stava senza dubbio flirtando con lui senza ombra di dubbio .
Passò una notte di fuoco con quella ragazza in una casa dei quartieri alti e il giorno dopo facendo colazione ricevette un biglietto con il numero di telefono della cameriera che gli servì il caffè mentre quello dopo ancora finì a letto con una donna conosciuta in un bar. Ci mise qualche giorno a correlare l'episodio dell'orologio con quell'improvviso successo con l'universo femminile .
Non sapeva cosa pensare ma in fin dei conti pensare non era proprio il suo passatempo preferito in quel periodo . Cominciò ad uscire con decine di donne , sposate , fidanzate , single , ventenni trentenni e qualche diciottenne tutte donne splendide una dietro l'altra fino a perderne il conto .
Era una droga che non feriva e che non perdeva mai il fascino e sebbene molti possano esser portati a pensare che tutte quelle donne prima o poi gli sarebbero venuta a noia questo non successe mai .
La noia arrivò , certo ma non come molti sarebbero portati a pensare , la noia lo carezzò dopo tutte quelle stupende donne cambiando il suo modo di pensare e così l'avvocato cominciò un lungo viaggio dentro tutte quelle donne che aveva sempre guardato di striscio . Cominciò con quelle in carne per poi passare a quelle grasse e quelle che molti definirebbero "ciccione" passando poi per quelle che molti definirebbero "anziane" e con quelle di statura che molti definirebbero "nana" . Le voleva provare tutte senza distinzione di etnia , credo o provenienza , era come se gli si fosse aperto un mondo sconosciuto .
Le donne , tutte , erano creature stupende .
Smise di radersi e di pettinarsi e venne assunto in uno studio legale da un capo di cinquantacinque anni che si sbatteva regolarmente e il suo stipendio aumentò, di aumento in aumento .
Tutto fino a quel giorno quando dopo aver preso un pacchetto di sigarette si avvicinò a chiedere da accendere ad un gruppo di ragazzi .
Notò uno studente che guardava una ragazza che doveva essere una delle più corteggiate dell'istituto superiore , la guardava teneramente . Fece un paio di tiri buttando il fumo dal naso , pensieroso e assorto nei suoi pensieri .
Un ragazzo grosso di corporatura e visibilmente pacchiano baciò la ragazzetta che l'altro stava fissando e avvicinandosi poi verso di lui gli rifilò uno scappellotto senza un motivo scoppiando in una chiassosa risata .Guardò il ragazzetto infilarsi le cuffiette nell'orecchio tornando alla sua musica ed al suo mondo camminando verso la fermata del bus . Doveva essere una strada che percorreva spesso in quanto sembrava percorrerla senza guardare nemmeno per un'istante il marciapiede .
Si mise a sedere dal gabbiotto della fermata muovendo timidamente al ritmo della musica .
" Scusa ?"
" Si ."
" Tu non mi sembri un tipo da orologi vero ?" .
FERDI .
giovedì 12 luglio 2012
RICORDI ALCOLICI Jack London
FERDI .
mercoledì 11 luglio 2012
SCRIVERE LIBRI PER scoparsi il momento
Gettare via ogni malizia ed ogni pretesa , spogliarsi fino alla nudità e piazzarsi davanti alla macchina da scrivere , foglio o computer che sia , poco importa , scrivere è solamente combattere la noia . Scrivere non vuol dire vivere il momento ma scoparselo .
" Come procede il libro ? " chiede Paolo con ton sommosso attendendo risposta dall'altro capo della cornetta .
" Sembra che a qualcuno piaccia e questo supera di gran lunga le mie aspettative ."
" Hai mi letto qualcosa di John Keats , Ferdi ?"
" Si , quello eran dannato genio ."
" Aveva un modo di trattare l'amore davvero unico ."
" Aveva il modo di trattare l'amore di tutti quelli che non volano di fiore in fiore come degli ossessi per paura di non commuoversi più per il profumo dei petali o per il pianto della rugiada .... Chiaramente il discorso sui fiori è solamente una metafora per quell'altra cosa più in basso e più accogliente !"
" Mi diverte un sacco questo tuo distruggere le cose che sembrano graziose ."
Keats , il giovane e malandato Keats , credo realmente che nessuno possa amare senza prima aver letto qualche sua poesia . Lui era uno di quelli che trattava l'arte con la femminilità di una mente educata , educata nella sua sofferenza .
Ogni tot nasce qualcuno come lui , qualcuno che mette in ombra gli spiriti estrosi dei vari Kerouac e Bukowski per dimostrare che c'erte volte una pennellar ben ragionata può colpire ancora di più della action painting . Ogni tot nasce qualche stronzo che ti ricorderà sempre di essere stato uno dei migliori , lasciandoti così a riflettere trai tuoi mediocri capoversi impegnato a tirare fuori dai pensieri qualche frase d'effetto alla Keats .
Ogni tot nasce qualcuno che ricorda a te di essere troppo fortunato per essere John Keats e per ricordare a se stesso di essere stato invece troppo sfortunato per per esergo stato .
Dal letame nascono i fiori , bene, ma la poesia da dove nasce ?
Scopare il momento , fottere l'attimo certe volte sembra proprio una puttanata colossale .
FERDI
" Come procede il libro ? " chiede Paolo con ton sommosso attendendo risposta dall'altro capo della cornetta .
" Sembra che a qualcuno piaccia e questo supera di gran lunga le mie aspettative ."
" Hai mi letto qualcosa di John Keats , Ferdi ?"
" Si , quello eran dannato genio ."
" Aveva un modo di trattare l'amore davvero unico ."
" Aveva il modo di trattare l'amore di tutti quelli che non volano di fiore in fiore come degli ossessi per paura di non commuoversi più per il profumo dei petali o per il pianto della rugiada .... Chiaramente il discorso sui fiori è solamente una metafora per quell'altra cosa più in basso e più accogliente !"
" Mi diverte un sacco questo tuo distruggere le cose che sembrano graziose ."
Keats , il giovane e malandato Keats , credo realmente che nessuno possa amare senza prima aver letto qualche sua poesia . Lui era uno di quelli che trattava l'arte con la femminilità di una mente educata , educata nella sua sofferenza .
Ogni tot nasce qualcuno come lui , qualcuno che mette in ombra gli spiriti estrosi dei vari Kerouac e Bukowski per dimostrare che c'erte volte una pennellar ben ragionata può colpire ancora di più della action painting . Ogni tot nasce qualche stronzo che ti ricorderà sempre di essere stato uno dei migliori , lasciandoti così a riflettere trai tuoi mediocri capoversi impegnato a tirare fuori dai pensieri qualche frase d'effetto alla Keats .
Ogni tot nasce qualcuno che ricorda a te di essere troppo fortunato per essere John Keats e per ricordare a se stesso di essere stato invece troppo sfortunato per per esergo stato .
Dal letame nascono i fiori , bene, ma la poesia da dove nasce ?
Scopare il momento , fottere l'attimo certe volte sembra proprio una puttanata colossale .
FERDI
sabato 30 giugno 2012
PREGHIERA STRONZA .
Stavo provando a buttare su carta qualche riga , qualche verso insomma qualche merdata da stampare mentre una città intera sfotte sotto un caldo umido e appiccicoso .
E' assurdo pensare a tutto il tempo che una persona dedica allo scrivere e al pensare qualche termine , qualche metafora . L'istintività , si , l'istintività dovrebbe essere la guida giusta , il Virgilio del nostro pensare .
Lo scrivere , tutto il nostro maledetto scrivere non viene in fin dei conti da Dante ? Quella testa matta che da dietro una dannatissima scrivania armato di penna ha gettato le fondamenta di una lingua che ai giorni nostri tenta continuamente di demolirsi da sola .
Per ogni Dante esistono forse un milione di stronzi pronti a gettarsi su di un foglio come cani per scrivere , sognare , lottare o semplicemente per non pensare . Tutto quel lavoro non è poi diverso dall'estetica che smuoveva i primi punk , tentare di suonare nonostante la poca pratica sfanculando gli accademici che dietro i loro metodici esercizi tentavano costantemente di ammazzare la creatività .
L'arte , tutta è inutile , sosteneva Wilde e se mi permettete una personale osservazione vi dirò che dare troppa importanza ad una truffa è da coglioni più che da metodici .
Per macinare versi basta fondamentalmente avere un'anima ed avere le palle , bisogna sapere incassare senza dare peso agli insulti , per scrivere bisogna essere dei cazzoni patentati , dei pazzi .
Correre nudi in una caserma o pisciare da un'auto in corsa in quanto quello che forse abbiamo tutti imparato dai libri impolverati è che non siamo tutti degli Hemingway ma fortunatamente tutti possiamo permetterci la pazzia .
Quella , non sarà mai un sinonimo di bravura ma perlomeno non sarà neanche sinonimo di banalità .
FERDI .
E' assurdo pensare a tutto il tempo che una persona dedica allo scrivere e al pensare qualche termine , qualche metafora . L'istintività , si , l'istintività dovrebbe essere la guida giusta , il Virgilio del nostro pensare .
Lo scrivere , tutto il nostro maledetto scrivere non viene in fin dei conti da Dante ? Quella testa matta che da dietro una dannatissima scrivania armato di penna ha gettato le fondamenta di una lingua che ai giorni nostri tenta continuamente di demolirsi da sola .
Per ogni Dante esistono forse un milione di stronzi pronti a gettarsi su di un foglio come cani per scrivere , sognare , lottare o semplicemente per non pensare . Tutto quel lavoro non è poi diverso dall'estetica che smuoveva i primi punk , tentare di suonare nonostante la poca pratica sfanculando gli accademici che dietro i loro metodici esercizi tentavano costantemente di ammazzare la creatività .
L'arte , tutta è inutile , sosteneva Wilde e se mi permettete una personale osservazione vi dirò che dare troppa importanza ad una truffa è da coglioni più che da metodici .
Per macinare versi basta fondamentalmente avere un'anima ed avere le palle , bisogna sapere incassare senza dare peso agli insulti , per scrivere bisogna essere dei cazzoni patentati , dei pazzi .
Correre nudi in una caserma o pisciare da un'auto in corsa in quanto quello che forse abbiamo tutti imparato dai libri impolverati è che non siamo tutti degli Hemingway ma fortunatamente tutti possiamo permetterci la pazzia .
Quella , non sarà mai un sinonimo di bravura ma perlomeno non sarà neanche sinonimo di banalità .
FERDI .
venerdì 29 giugno 2012
WARHOL E RINGRAZIAMENTI
Se il vecchio Andy avesse ragione o no sicuramente non starebbe a me tirarne le somme ma fatto sta che con l'avvento de blogging i nostri stronzissimi quindici minuti di celebrità siamo riusciti ad ottenerli e svenderli nella rete ...
In fin dei conti ci ritroviamo davanti delle pagine e spesso finiamo per dimenticarci che dietro quei monitor ci sono sempre state e sempre ci saranno delle persone , persone con tempo da dedicare a qualcosa e persone che cercano di intrattenersi e intrattenere . Questo spazio virtuale come tutte le cose può generare un forte feedback , certe volte quando qualcuno mi scrive per parlare del mio libro mi accorgo come questo sistema di scambio di penisier con persone che fondamentalmente nemmeno si conoscono sia forte ed interessato . Oggi ad esempio nel bel mezzo di un caldissimo venerdì è passata nel mio negozio The Miss , conosciuta qui sul blog , a comperare il mio libro che spero valga le pene del caldo ... Questo mi ha fatto davvero capire che dietro ai nottambuli folli che pubblicano cose alle ore più disparate ci sono persone in carne ed ossa e questo pensiero mi ha intrattenuto per un po' il pensare .
Personalmente oltre che parlare di libri , pittura teatro e stronzate varie ed oltre a fare foto indecenti per omaggiare Warhol l'utilizzo che faccio io di questo spazio è per citare Battisti " Disimpegnato " e totalmente fine a se stesso .
Pagine comehttp://www.facebook.com/pages/Libya-Free-17-Febbraio-2011/130190263728377 (coraggiosissima pagina facebook che durante il periodo della guerra in Libia ha realizzato un lavoro assurdo) che al contrario si prodigano per avvertire le popolazioni disagiate sul dove dirigersi per trovare aiuti umanitari e quant'altro mi fanno capire quanto si potrebbe fare con questi mezzi .
Detto questo volevo davvero ringraziare davvero vivamente le persone che mi stanno scrivendo dopo aver letto il libro , persone con cui grazie al blog riesco ad interagire , Grazie davvero .
Per chi fosse interessato , il libro si può acquistare anche sul blog tramite il banner in alto a destra .
GRAZIE A TUTTI , UN SALUTO .
FERDI .
In fin dei conti ci ritroviamo davanti delle pagine e spesso finiamo per dimenticarci che dietro quei monitor ci sono sempre state e sempre ci saranno delle persone , persone con tempo da dedicare a qualcosa e persone che cercano di intrattenersi e intrattenere . Questo spazio virtuale come tutte le cose può generare un forte feedback , certe volte quando qualcuno mi scrive per parlare del mio libro mi accorgo come questo sistema di scambio di penisier con persone che fondamentalmente nemmeno si conoscono sia forte ed interessato . Oggi ad esempio nel bel mezzo di un caldissimo venerdì è passata nel mio negozio The Miss , conosciuta qui sul blog , a comperare il mio libro che spero valga le pene del caldo ... Questo mi ha fatto davvero capire che dietro ai nottambuli folli che pubblicano cose alle ore più disparate ci sono persone in carne ed ossa e questo pensiero mi ha intrattenuto per un po' il pensare .
Personalmente oltre che parlare di libri , pittura teatro e stronzate varie ed oltre a fare foto indecenti per omaggiare Warhol l'utilizzo che faccio io di questo spazio è per citare Battisti " Disimpegnato " e totalmente fine a se stesso .
Pagine comehttp://www.facebook.com/pages/Libya-Free-17-Febbraio-2011/130190263728377 (coraggiosissima pagina facebook che durante il periodo della guerra in Libia ha realizzato un lavoro assurdo) che al contrario si prodigano per avvertire le popolazioni disagiate sul dove dirigersi per trovare aiuti umanitari e quant'altro mi fanno capire quanto si potrebbe fare con questi mezzi .
Detto questo volevo davvero ringraziare davvero vivamente le persone che mi stanno scrivendo dopo aver letto il libro , persone con cui grazie al blog riesco ad interagire , Grazie davvero .
Per chi fosse interessato , il libro si può acquistare anche sul blog tramite il banner in alto a destra .
GRAZIE A TUTTI , UN SALUTO .
FERDI .
mercoledì 27 giugno 2012
SIAMO L'ESERCITO DEL SERT .
Siamo l'esercito del sert gridava gracchiante Vasco Brondi delle luci della centrale elettrica nel pezzo "Per combattere l'acne" tratto dal disco "Canzoni da spiaggia deturpata" .Quella canzone , anzi , quel dannatissimo pseudo ritornello mi girava nella testa proprio mentre impazzivo seduto su di una sedia azzurra nella sala d'attesa del sert .
Ti ritirano la patente , ti tirano il sangue , ti fanno pisciare nelle provette, ti visitano e ti psicanalizzano spennandoti euro su euro dal portafoglio ma perlomeno cominci a capire le canzoni di Brondi .
Era assurda come sensazione ma li dentro tutte quelle persone smaliziate dalla vita sembravano proprio una sorta di esercito , non uno di quelli pront a combattere in quanto nei ranghi dei soldati semplici storditi dal metadone sarebbe bastata una buccia di banana a creare scompiglio o una scarpa slacciata ma piuttosto un'esercito metaforico .
Più li guardavi e più finivi per renderti conto che quella gente , tutta quella gente stava combattendo , non saprei dire cosa ma era palese e lampante come il giorno . Quella gente combatteva ed incassava .
C'era un tizio spaventosamente grasso con il naso rosso ed arso dall'alcolismo seduto affianco a me , continuava a fissarmi e fissarmi con insistenza .
" Hey , posso dare un'occhiata ?" si mise a domandare indicando le mie analisi del sangue .
" Certo ." rispondo io passando a lui il fascicolo .
" Hmmmm , dunque , si , si ... Si , sei a posto ! " rispose con tono professionale dall'alto della sua maglietta a girocollo sporca di vino .
Gli alcolisti erano uno spasso .
" Davvero , e da cosa si capisce ?"
" Vedi loro controllano questi tre valori e tu sei nei parametri , io e dal duemiladieci che vengo qui e non mi hanno mai trovato nei parametri ... fancullo ... però ho imparato a leggere questi ..."
" Scusa , vuoi dire che superi il 13% di questo parametro ."
" Io di quel parametro sono al 30% ... e mi sono tenuto buono... come si dice , ho volato basso!"
Un esercito , un catastrofico esercito che non avrebbe mai vinto niente in milioni di guerre dai pensieri nucleari . Un esercito che con le sue bombe esistenziali avrebbe finito sempre e solamente per colpire se stesso . Una guerra giocata davanti allo specchio .
Una volta terminata la visita salutai il vecchio e me ne uscii tra i tizi che accompagnavano il metadone con la tequila alle nove del mattino e tornai in città attraversando , per citare Brondi , quella cara catastrofe .
FERDI .
martedì 26 giugno 2012
L'ALCOLISTA , VIAGGIO AL LUPPOLO !
La graphic novel in questione è L'alcolista di Jonathan Ames noto scrittore e sceneggiatore ( bored to death ) americano .
Sono molto contento di aver avuto l'occasione di parlarne qui nel baccanale sperando che possa piacere anche ai lettori del blog .
Un saluto a tutti .
FERDI .
SCRITTORE MALEDETTO O SCRITTORE FANTASMA ?
Ebbene si , oggi ho deciso di trattare un'argomento che ha dell'incredibile , ovvero la vera storia di uno scrittore fantasma .
Per iniziare occorre fare un salto indietro nel tempo , correva l'anno 2001 e negli U.S.A. usciva un libro intitolato "Sarah" di J.T. Leroy .
Un romanzo crudo ed essenziale scritto da un ragazzino vittima di una complessa confusione sessuale che si dà quasi per gioco alla prostituzione ed al consumo di droghe pesanti .
La storia di questo scrittore colpì svariati esponenti dell'olimpo americano che cominciarono a tessere le lodi di questo giovane che vittima di abusi fin da bambino viene incitato alla scrittura da un'analista che consiglia al ragazzo di esorcizzare i suoi ricordi buttandoli su carta .
In seguito a questa particolare terapia la coppia di coniugi che decise di adottare il ragazzo propose ad esso di pubblicare quelle pagine cariche di talento e sofferenza per tentare la via del successo .
Il romanzo in questione scritto sotto lo pseudonimo di Jeremiah Terminetor Leroy diviene subito un cult della sottocultura degli anni zero a tal punto che le celebrità da copertina di un'America sputtanata fanno la fila per avere qualche scatto fotografico con il novello "maledetto" della letteratura americana .
Il ragazzo dalla fisionomia estremamente femminile appariva sempre coperto da grandi occhiali da sole e bizzarri cappelli mantenendo così un'aria misteriosa ed affascinante .
Di li a poco seguirono altri romanzi che impegnarono le celebrità di tutto il mondo in commoventi e struggenti reading strappalacrime . J.T. Leroy diviene una delle figure artistiche più emblematiche del momento .
La sua figura comincia ad essere oggetto di critiche e di una forte e quasi compulsiva ossessione mediatica quando dalle foto cominciano ad apparire le forme di un seno al di sotto dei vestiti del ragazzo .
Cominciarono le più disparate ipotesi , dal cambio di sesso fino all'ermafroditismo .
L'attrice e regista Asia Argento decise, colpita dai lavori editoriali di Jeremiah , di girare un film tratto dal romanzo "Ingannevole il cuore più di ogni altra cosa" e grazie a questo progetto la figura di J.T. spicca il volo l'Europa e verso l'Asia .
Fù durante un viaggio promozionale che venne chiesto al giovane un'accertamento sul passaporto per dei controlli sui suoi reali dati anagrafici , controlli che riuscirono a svelare un mistero che lasciò il mondo a bocca aperta , J.T. Leroy , lo scrittore prodigio , il trans , l'ermafrodito , la prostituta , il tossicomane , il ragazzo che aveva attirato a se i media a tal punto da realizzare un film sulla sua figura non era mai esistito .
La penna dietro i romanzi era quella della donna che si fingeva madre adottiva del ragazzo che di per sé non era mai nato . Laura Albert aveva inventato questo personaggio e per vendere il suo romanzo chiese alla nipote del marito di impersonare questo giovane scrittore dal fascino ambiguo e confuso per qualche apparizione senza immaginare che quel romanzo avrebbe generato un successo imprevedibile .
La situazione che sfuggì di mano alla Albert creò un mito con a seguito milioni di fan tra le persone più influenti del panorama artistico mondiale .
Personalmente dopo un breve periodo passato a digerire la notizia che mi lasciò sgomento iniziai ad interrogarmi sulla faccenda cercando di guardarla da un punto di vista diciamo "imprenditoriale" e devo ammettere di aver ammirato Laura Albert forse più di quanto un tempo ammirassi la penna di J.T. Leroy alias lo scrittore fantasma .
Un saluto .
FERDI .
Per iniziare occorre fare un salto indietro nel tempo , correva l'anno 2001 e negli U.S.A. usciva un libro intitolato "Sarah" di J.T. Leroy .
Un romanzo crudo ed essenziale scritto da un ragazzino vittima di una complessa confusione sessuale che si dà quasi per gioco alla prostituzione ed al consumo di droghe pesanti .
La storia di questo scrittore colpì svariati esponenti dell'olimpo americano che cominciarono a tessere le lodi di questo giovane che vittima di abusi fin da bambino viene incitato alla scrittura da un'analista che consiglia al ragazzo di esorcizzare i suoi ricordi buttandoli su carta .
In seguito a questa particolare terapia la coppia di coniugi che decise di adottare il ragazzo propose ad esso di pubblicare quelle pagine cariche di talento e sofferenza per tentare la via del successo .
Il romanzo in questione scritto sotto lo pseudonimo di Jeremiah Terminetor Leroy diviene subito un cult della sottocultura degli anni zero a tal punto che le celebrità da copertina di un'America sputtanata fanno la fila per avere qualche scatto fotografico con il novello "maledetto" della letteratura americana .
Il ragazzo dalla fisionomia estremamente femminile appariva sempre coperto da grandi occhiali da sole e bizzarri cappelli mantenendo così un'aria misteriosa ed affascinante .
Di li a poco seguirono altri romanzi che impegnarono le celebrità di tutto il mondo in commoventi e struggenti reading strappalacrime . J.T. Leroy diviene una delle figure artistiche più emblematiche del momento .
La sua figura comincia ad essere oggetto di critiche e di una forte e quasi compulsiva ossessione mediatica quando dalle foto cominciano ad apparire le forme di un seno al di sotto dei vestiti del ragazzo .
Cominciarono le più disparate ipotesi , dal cambio di sesso fino all'ermafroditismo .
L'attrice e regista Asia Argento decise, colpita dai lavori editoriali di Jeremiah , di girare un film tratto dal romanzo "Ingannevole il cuore più di ogni altra cosa" e grazie a questo progetto la figura di J.T. spicca il volo l'Europa e verso l'Asia .
Fù durante un viaggio promozionale che venne chiesto al giovane un'accertamento sul passaporto per dei controlli sui suoi reali dati anagrafici , controlli che riuscirono a svelare un mistero che lasciò il mondo a bocca aperta , J.T. Leroy , lo scrittore prodigio , il trans , l'ermafrodito , la prostituta , il tossicomane , il ragazzo che aveva attirato a se i media a tal punto da realizzare un film sulla sua figura non era mai esistito .
La penna dietro i romanzi era quella della donna che si fingeva madre adottiva del ragazzo che di per sé non era mai nato . Laura Albert aveva inventato questo personaggio e per vendere il suo romanzo chiese alla nipote del marito di impersonare questo giovane scrittore dal fascino ambiguo e confuso per qualche apparizione senza immaginare che quel romanzo avrebbe generato un successo imprevedibile .
La situazione che sfuggì di mano alla Albert creò un mito con a seguito milioni di fan tra le persone più influenti del panorama artistico mondiale .
Personalmente dopo un breve periodo passato a digerire la notizia che mi lasciò sgomento iniziai ad interrogarmi sulla faccenda cercando di guardarla da un punto di vista diciamo "imprenditoriale" e devo ammettere di aver ammirato Laura Albert forse più di quanto un tempo ammirassi la penna di J.T. Leroy alias lo scrittore fantasma .
Un saluto .
FERDI .
lunedì 25 giugno 2012
VIDEO DEBILION .
Per gli aggiornamenti sulle date del reading seguite pure il blog .
Un saluto a tutti .
FERDI .
sabato 23 giugno 2012
SCUSATE IL (FOTTUTISSIMO) RITARDO
Tra le mille stronzate che mi girano per la testa e in attesa dell'uscita del mio libro sono passato dal dormire sugli allori a dare fuoco al campo per costruirci sopra un monolocale arredato IKEA dentro il quale dormire meglio .
In questo frangente ho dovuto curare uno spettacolo teatrale (LE QUERCE SECOLARI) tratto da una mia sceneggiatura e stare dietro come un pazzo alla pubblicazione del DEBILION .
Devo ammettere di aver sentito spesso la mancanza di questo stronzissimo blog dentro al quale shakero le mie paranoie e i miei deliri annoiando qualche lettore . In questo periodo ho capito quanto il tenere un blog , anche sporadicamente , possa generare un feedback tra te e qualche altro pazzo della rete e in fin dei conti per uno scrittore credo che il domare quel feedback o tentare perlomeno di domarlo come facevano i Sonic Youth sia la base del suo flusso creativo .
Oggi ad esempio sono finito in una spiaggia e nonostante la mia riluttanza verso le spiagge mi sono ritrovato a capire che ogni situazione può con i giusti input ed output avere un feedback positivo e che una borsa frigo con dentro qualche peroni ghiacciata può salvare l'anima di tanto in tanto .
I propositi dopo la mia assenza dalla rete sono due principalmente , il primo è quello di mantenere una certa costanza con gli articoli del blog mentre il secondo è quello di realizzare un breve video ogni settimana chiacchierando dei libri e dei progetti artistici che secondo me meritano di essere menzionati nella rete .
Il primo video parlerà del reading che dovrò tenere per la presentazione del DEBILION e via dicendo vorrei chiacchierare dei vari progetti interessanti che mi capiteranno a tiro ...
Spero di non avervi annoiato e che la mia penna non si sia troppo arrugginita durante questo periodo di stallo .
Vi saluto con una citazione del vecchio Lord Byron :
Il piacere è un peccato, ma il peccato è un piacere.
Un saluto a tutti .
FERDI .
In questo frangente ho dovuto curare uno spettacolo teatrale (LE QUERCE SECOLARI) tratto da una mia sceneggiatura e stare dietro come un pazzo alla pubblicazione del DEBILION .
Devo ammettere di aver sentito spesso la mancanza di questo stronzissimo blog dentro al quale shakero le mie paranoie e i miei deliri annoiando qualche lettore . In questo periodo ho capito quanto il tenere un blog , anche sporadicamente , possa generare un feedback tra te e qualche altro pazzo della rete e in fin dei conti per uno scrittore credo che il domare quel feedback o tentare perlomeno di domarlo come facevano i Sonic Youth sia la base del suo flusso creativo .
Oggi ad esempio sono finito in una spiaggia e nonostante la mia riluttanza verso le spiagge mi sono ritrovato a capire che ogni situazione può con i giusti input ed output avere un feedback positivo e che una borsa frigo con dentro qualche peroni ghiacciata può salvare l'anima di tanto in tanto .
I propositi dopo la mia assenza dalla rete sono due principalmente , il primo è quello di mantenere una certa costanza con gli articoli del blog mentre il secondo è quello di realizzare un breve video ogni settimana chiacchierando dei libri e dei progetti artistici che secondo me meritano di essere menzionati nella rete .
Il primo video parlerà del reading che dovrò tenere per la presentazione del DEBILION e via dicendo vorrei chiacchierare dei vari progetti interessanti che mi capiteranno a tiro ...
Spero di non avervi annoiato e che la mia penna non si sia troppo arrugginita durante questo periodo di stallo .
Vi saluto con una citazione del vecchio Lord Byron :
Il piacere è un peccato, ma il peccato è un piacere.
Un saluto a tutti .
FERDI .
giovedì 26 aprile 2012
PERCHE' SCRIVI ? Perché sono un inetto .
Perché si scrive ? Perché scrivere ?
Mi dispiace ma credo di non essere in possesso di questa risposta . Non so cosa spinga quelli bravi a buttare giù versi , non oso nemmeno immaginare cosa smuova i pensieri dei bravi scrittori.
Se proprio vogliamo posso buttar giù due righe su quello che può passare nella testa di uno pessimo scrittore .
Perché scrivo ?
Semplice , potrà sembrare banale ma credo di non saper fare altro e con questo non intendo avere la presunzione di saperlo fare in quanto reputo il mio modo di scrivere grezzo e troppo approssimato . L'autocritica è il pane dei saggi .
Vedete , le mie mani non fanno parte di quella tipologia di mani che aggiusta tutto e che riconosce le giuste brugole da quelle sbagliate come le mani dei falegnami o quelle dei contadini . No , niente affatto le mie sono mani inette , mani che si ingannano a vicenda , mani che la loro vocazione se la sono dovuta studiare .
Scrivere per quelli "non bravi" è semplice masturbazione e diffidate di chiunque affermi il contrario . Scrivere diventa per alcuni il potersi guardare allo specchio o il non sentirsi soli in una piazza ghermita di persone o un grido fuori dal coro di una città isterica . Scrivere è scappare dalla follia e fare l'amore con i propri demoni . Come fottere la claustrofobia chiudendosi in un ascensore che finisce dritto dentro sé stessi . Scrivere vuol dire essere ignorati ma con stile , Trovarsi in una stanza di albergo in una città che non si conosce senza ricordarsi nulla del viaggio , scrivere è terribile ed affascinante allo stesso tempo .
Quello per cui io lo faccio è molto semplice ...
Quel momento , quando le luci si spengono e una città intera si addormenta mentre tu ti siedi davanti al monitor illuminato con un foglio bianco che forse non sarai in grado riempire . Scrivere è come giocarsi sé stessi alla roulette . Battere sui tasti come se non ci fosse un domani .
Senza prendersi sul serio bisogna comunque dare alla faccende un minimo di rispetto .
Ascoltate , adesso vi racconterò una cosa cosa che non ho mai raccontato a nessuno prima d'ora .
Un giorno forse per quelle quattro righe del cazzo si dovrà abbattere un albero , non mi sono mai ritenuto un'ecologista ma credo per quel fottutissimo sacrificio un minimo di rispetto sia dovuto .
D'altronde quella luce nella notte seguita dal rumore dei tasti interrompe il nostro silenzio che di tanto in tanto diventa insostenibile .
Scusate il francesismo ma io credo di scrivere perché dopo tutto i tramonti ancora mi emozionano e perché ogni mattina il vecchio pennacchio si alza ancora ed anche questo merita un minimo di rispetto .
Pace a tutti e buona giornata .
Ferdi .
Mi dispiace ma credo di non essere in possesso di questa risposta . Non so cosa spinga quelli bravi a buttare giù versi , non oso nemmeno immaginare cosa smuova i pensieri dei bravi scrittori.
Se proprio vogliamo posso buttar giù due righe su quello che può passare nella testa di uno pessimo scrittore .
Perché scrivo ?
Semplice , potrà sembrare banale ma credo di non saper fare altro e con questo non intendo avere la presunzione di saperlo fare in quanto reputo il mio modo di scrivere grezzo e troppo approssimato . L'autocritica è il pane dei saggi .
Vedete , le mie mani non fanno parte di quella tipologia di mani che aggiusta tutto e che riconosce le giuste brugole da quelle sbagliate come le mani dei falegnami o quelle dei contadini . No , niente affatto le mie sono mani inette , mani che si ingannano a vicenda , mani che la loro vocazione se la sono dovuta studiare .
Scrivere per quelli "non bravi" è semplice masturbazione e diffidate di chiunque affermi il contrario . Scrivere diventa per alcuni il potersi guardare allo specchio o il non sentirsi soli in una piazza ghermita di persone o un grido fuori dal coro di una città isterica . Scrivere è scappare dalla follia e fare l'amore con i propri demoni . Come fottere la claustrofobia chiudendosi in un ascensore che finisce dritto dentro sé stessi . Scrivere vuol dire essere ignorati ma con stile , Trovarsi in una stanza di albergo in una città che non si conosce senza ricordarsi nulla del viaggio , scrivere è terribile ed affascinante allo stesso tempo .
Quello per cui io lo faccio è molto semplice ...
Quel momento , quando le luci si spengono e una città intera si addormenta mentre tu ti siedi davanti al monitor illuminato con un foglio bianco che forse non sarai in grado riempire . Scrivere è come giocarsi sé stessi alla roulette . Battere sui tasti come se non ci fosse un domani .
Senza prendersi sul serio bisogna comunque dare alla faccende un minimo di rispetto .
Ascoltate , adesso vi racconterò una cosa cosa che non ho mai raccontato a nessuno prima d'ora .
Un giorno forse per quelle quattro righe del cazzo si dovrà abbattere un albero , non mi sono mai ritenuto un'ecologista ma credo per quel fottutissimo sacrificio un minimo di rispetto sia dovuto .
D'altronde quella luce nella notte seguita dal rumore dei tasti interrompe il nostro silenzio che di tanto in tanto diventa insostenibile .
Scusate il francesismo ma io credo di scrivere perché dopo tutto i tramonti ancora mi emozionano e perché ogni mattina il vecchio pennacchio si alza ancora ed anche questo merita un minimo di rispetto .
Pace a tutti e buona giornata .
Ferdi .
martedì 24 aprile 2012
IL GRIGIO ASFALTO DELLA CAMPAGNA elettorale
Oggi camminando verso il lavoro ho annusato il dolce profumo di questa campagna elettorale .
I futuri politici ti guardano dai cartelloni di una città vuota a perdere e tutto quello che puoi fare è sviare il loro sguardo cartonato ignorandoli autarchicamente .
Volevo buttare qualcosa nello stomaco ma il puzzo era troppo forte ed insistente come quello di un frutto marcio . E' il segno che il tanfo riesce ormai ad arrivare perfino ai piani alti dove un ipotetico zio Sam alza il dito medio gridando all'alba " BUON GIORNO E VAFFANCULO."
Perdevamo i soldi , perdevamo il lavoro e perdevamo la dignità ma "tutto andava bene " e non c'era da preoccuparsi . Personalmente non credo nella par condicio , non scrivo mai di politica perché la reputo una cosa sporca e per quanto l'arte mi piaccia sporca ed impura non potrei mai tollerare che il mio scrivere si macchiasse di idee politiche . Non sono Majakowskij e non lo sarò mai , non ne ho ne il talento e ne la voglia di prodigarmi per una rivoluzione e davanti ad un castello in fiamme io mi accenderei un bel sigaro con le ceneri del crollo di un impero . Da una parte c'è l'apollineo e dall'altra il dionisiaco mentre due isolati più in là ci sono io al pub quindi non rompete i coglioni ed andate in pace .
Mando un saluto a tutti quelli che ci credono e a tutti i miei amici che hanno il coraggio di avere un'ideale perché io quel coraggio credo di averlo perso .
Sono crollato al tappeto sin dalla prima ripresa e mi sono addormentato sul ring in un K.O. esistenziale .
Buon giorno Genova .
Ferdi .
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